L’Italia sempre più nel baratro della povertà
- Staff Terminus
- 16 feb
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La fotografia del fenomeno Povertà in Italia viene periodicamente scattata da vari Enti dalla Caritas all’Istat, dall’INPS alla Banca d'Italia ne viene fuori un’immagine di una società italiana sul viale del tramonto del Benessere economico e avviata verso una decadenza economica.
Il 20% delle famiglie gravita attorno alla soglia di povertà e 2,4 milioni sono a rischio povertà pur lavorando, il 10,9% è ufficialmente povera (Istat, 2024), un’altra fetta, l’8,2%, è quasi povera, cioè è appena sopra la soglia, siamo di fronte a un fenomeno che non è marginale o emergenziale, ma è una condizione strutturale, stratificata e sempre più normalizzata, che attraversa ampi segmenti della popolazione e si radica nel quotidiano.
Quel 20% delle famiglie gravita attorno alla linea di povertà ed è esposta a un rischio costante di cadute improvvise legate a eventi ordinari della vita, la percentuale è stabile da quindici anni,purtroppo, i vari rapporti non tengono in considerazione alcune dimensioni: la durata nel tempo, l’intensità differenziata, il costo nascosto della deprivazione, il ruolo delle reti familiari e le zone grigie tra autosufficienza e bisogno.
La povertà in Italia è una condizione che colpisce: milioni di persone e di famiglie in modo sempre più diffuso e strutturale, le famiglie numerose e con figli minori, le famiglie operaie, quelle del Mezzogiorno, quelle in affitto, i migranti, certificando le pesanti diseguaglianze,
I dati attestano che si è poveri pur lavorando poiché le condizioni retributive e di lavoro sono inadeguate, tanto che un quarto dei lavoratori dipendenti percepisce una retribuzione lorda annua inferiore a 10 mila euro.
Il dato sui lavoratori è significativo: nel 2024 oltre il 10% degli occupati è a rischio povertà, circa 2,3-2,4 milioni di persone, un valore superiore alla media europea.
L’incidenza della povertà è particolarmente elevata tra le famiglie che hanno come persona di riferimento un operaio (15,6% e tra i lavoratori indipendenti più deboli.
Il lavoro, contrariamente a quanto è previsto nel dettato Costituzionale, non garantisce più automaticamente un reddito sufficiente ad avere una vita dignitosa e non rappresenta più una garanzia di inclusione sociale, anche se una parte rilevante delle persone a basso reddito ha un impiego e mantiene reti relazionali attive, questa integrazione è fragile e instabile.
La tendenza degli ultimi anni è Il calo dei salari reali: meno 7,5% tra il 2021 e il 2025, il risultato peggiore tra i principali Paesi Ocse, le reti caritative che operano sul territorio confermano che è cambiato il profilo delle persone che chiedono aiuto: crescono i lavoratori poveri e diminuisce in proporzione il numero di chi è completamente escluso dal mercato del lavoro.
L’Italia, inoltre, è diventata un Paese sfavorevole per le famiglie giovani con figli, la povertà assoluta dei minori ha raggiunto nel 2024 il valore più alto degli ultimi dieci anni: oltre 1,29 milioni di bambini e ragazzi vivono in famiglie povere e la nascita di un figlio rappresenta un fattore di rischio di impoverimento molto più elevato rispetto alla media europea con la conseguenza che i costi per la casa e l’energia e la compressione delle spese alimentari incidono profondamente sulla qualità della vita e sulle traiettorie future dei minori, elementi che emergono parzialmente nelle statistiche.
Dietro alla povertà e all’esclusione sociale non ci sono solo i numeri di fredde statistiche ma c’è la vita delle persone alle prese con insormontabili difficoltà quotidiane che non possono essere vissute solo nella dimensione dei singoli individui: contrastare e superare quelle condizioni è una responsabilità collettiva ch

e chiama in causa le istituzioni tutte.
Le attuali misure adottate sono inadeguate e insufficienti rispetto al bisogno reale.
Il nostro augurio è che la lotta alla povertà possa compiere un necessario e decisivo passo avanti”.
Occorre investire su lavoro dignitoso, salari adeguati e politiche familiari, promuovere un’attenzione più responsabile, superare la visione riduttiva della povertà e rafforzare e integrare i sistemi di misurazione.
Occorrono politiche forti e strutturali chiamate a superare disuguaglianze a ricomporre fratture sociali, che mettano al centro i bisogni delle persone e delle famiglie, a partire da quelle con più difficoltà.
Alfredo Magnifico




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