Per decreto arriverà la ”Trasparenza salariale”
- Staff Terminus
- 13 feb
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Il Consiglio dei ministri si prepara a esaminare lo schema di decreto legislativo che dà attuazione alla direttiva europea sulla trasparenza salariale.
Il provvedimento recepisce la direttiva Ue 2023/970, che punta a rafforzare in modo strutturale il principio della parità di salario tra uomini e donne a parità di mansioni o di lavoro di pari valore.
L’obiettivo è ridurre il “gender pay gap” e contrastare ogni forma di discriminazione retributiva, intervenendo già nelle fasi iniziali del rapporto di lavoro, a partire dagli annunci di assunzione.
Lo schema del decreto arriva in Consiglio dei ministri per una prima valutazione, la discussione formale è attesa entro la metà del mese.
L’Italia è chiamata a recepire la direttiva europea entro il 7 giugno 2026, termine imposto dall’Unione.
Un punto del testo riguarda l’accesso alle informazioni sugli stipendi: i lavoratori potranno richiedere e ottenere per iscritto, entro due mesi dalla domanda, dati sui livelli retributivi medi suddivisi per genere, ovvero relativi alle categorie che svolgono lo stesso lavoro o attività di pari valore.
La richiesta potrà essere presentata, anche, attraverso i rappresentanti sindacali, in tal caso i livelli retributivi diventano più facili da verificare, anche a livello individuale.
Per quanto riguarda la fase di reclutamento: le offerte di lavoro e le procedure di selezione dovranno indicare chiaramente la retribuzione prevista o almeno la fascia salariale, si candidati non potrà essere chiesta la storia retributiva precedente, con lo scopo evidente di stabilire condizioni di partenza basate sul ruolo, non sulla paga percepita in passato.
Ai Contratti Collettivi nazionali di lavoro spetterà il compito di definire criteri di classificazione, inquadramento e parametri retributivi coerenti con le nuove regole europee, su tale materia, si dovrebbe concentrare il dibattito in Cdm.
Le aziende dovranno pubblicare report sul divario retributivo di genere e, qualora questo superi il 5% senza criteri oggettivi e neutri, scattano meccanismi di valutazione congiunta con le rappresentanze dei lavoratori.
Per aziende di dimensioni maggiori la rendicontazione sarà annuale, mentre per le imprese più piccole sono previsti adempimenti minori, da definire, semplificazioni verranno riservate alle aziende sotto i 50 dipendenti.
Per i lavoratori e le lavoratrici italiane, si possono aprire nuove opportunità di tutela, bisognerà vedere come avverrà il recepimento della direttiva Ue, con alcuni nodi da chiarire: tra questi: il “lavoro di pari valore”, il coordinamento tra le norme di legge e il ruolo della contrattazione collettiva, quindi dei sindacati.
Alfredo Magnifico




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